REPORT DELL’INCONTRO CON L’ASSESSORE ALLE POLITICHE SOCIALI.

994396_1396299607281681_1949403438_nGiovedì 23 Gennaio, accompagnati da un presidio di cinquanta disoccupati e precari, abbiamo presentato all’assessore Maria Chiara Cozzi un progetto per uno sportello legale di supporto a chi si trova a rischio sfratto.

Il progetto pone in modo formale le reali esigenze di chi in questi mesi ha dato vita al comitato,                                                           nasce da un’esperienza diretta di auto-organizzazione che scavalca il modello assistenziale attuale e si caratterizza perciò come strumento collettivo di emancipazione da una condizione imposta di subalternità e povertà.

Questa peculiarità del progetto è dunque espressione del metodo organizzativo del comitato basato sulla partecipazione dei soggetti interessati e non sulla delega a singoli, organizzazioni o istituti religiosi. La rotta da seguire la decidiamo collettivamente in assemblea e l’ autorganizzazione è la nostra bussola.Nel nostro progetto sono contemplati vari aspetti riguardanti le problematiche vissute da disoccupati e precari, non solo lo sportello legale che è un tassello di un mosaico più ampio la cui cornice deve essere lo sviluppo di legami sociali nuovi e differenti perchè collettivi.

Questa premessa è fondamentale per capire appieno con quale spirito ci siamo presentati all’incontro e soprattutto per quale motivo decidiamo ora di rifiutare ogni possibile collaborazione sulla base della controproposta avanzata dall’amministrazione.

L’incontro, durato circa un’ora (presenti l’assessore alle politiche sociali e il sindaco Enrico Cozzi), è iniziato con un’invettiva dell’assessore nei nostri confronti perchè responsabili di avere indetto un presidio di opposizione sociale durante l’incontro. Questa reazione stizzita non ha fatto che confermarci che la vera forza del comitato sia proprio l’unità tra noi disoccupati e precari; evidentemente ogni forma di mobilitazione viene mal digerita dagli amministratori, soprattutto in un piccolo paese dormitorio dove in superficie sembrerebbe non muoversi una foglia. Ma l’esplosione delle contraddizioni dovute all’inasprirsi della crisi economica, se ne facciano una ragione politici e borghesi, porterà inevitabilmente alla crescita dei conflitti sociali. Le origini della crisi vanno trovate proprio nel sistema economico e politico attuale basato sulle differenze di classe, sullo sfruttamento e sulle leggi dell’accumulazione e del profitto; gli effetti non possono quindi sorprendere più nessuno tantomeno gli strenui difensori della società di oggi. Seguiranno perciò nuovi presidi e manifestazioni, saremo noi a decidere in quali modalità e tempi, nessun tipo di pressione potrà influenzare il comitato, l’autorganizzazione è il miglior anticorpo in questi casi.

In seguito ad una nostra breve introduzione sul progetto l’assessore ci ha poi illustrato la sua idea di sportello legale: a suo avviso l’unico modo per poter iniziare una collaborazione produttiva che ci avrebbe portato all’apertura dello sportello sul territorio era l’inserimento del progetto nell’ambito delle politiche sociali comunali. Lo sportello sarebbe, nella sua idea, dovuto diventare una costola dei servizi sociali, in quanto aperto all’interno del polo sociale, secondo gli orari di apertura degli uffici comunali e soprattutto senza l’assegnazione di un luogo nel quale incontrarsi, fare assemblea e sviluppare il mercatino del baratto di beni di prima necessità. Quindi oltre al “cappello politico” imposto dall’amministrazione su un servizio autogestito, avremmo dovuto rinunciare a tutto il contesto sociale, per noi come già detto primario, che supera le consuete forme dell’assistenzialismo. A questo punto è stato da noi posta la necessità per noi di ottenere uno spazio per riunirci settimanalmente a titolo gratuito come elemento imprescindibile per stipulare qualsiasi accordo, ovviamente negata a ripetizione sia dagli interventi del sindaco che da quelli dell’assessore. La scusa, che ormai conosciamo a memoria, è stata quella dell’impossibilità per motivi burocratici e istituzionali, ovvero il dito dietro il quale nascondere il disinteresse politico per l’organizzazione di disoccupati e precari.

L’esempio più recente del modello assistenziale che rifiutiamo consiste nella recente casa dell’emergenza abitativa di Garbatola che, inserita nella parrocchia, prevede un esborso di 33000 euro annui di gestione, oltre ai 200000 euro destinati alla ristrutturazione degli spazi. Ancora una volta, fondi destinabili alla ristrutturazione di appartamenti pubblici finiscono nelle tasche dei soliti enti, oltretutto per un progetto che non risolverà nessuna emergenza dati i numeri esigui di camere e la breve durata della possibile permanenza nella struttura. Vogliamo case per tutti, non alloggi a breve termine per pochi!

Ora, date queste condizioni ogni tipo di trattativa si fermerà, a meno che sia la stessa amministrazione a presentare modifiche all’attuale proposta il nostro percorso di lotta continuerà sul piano che preferiamo, quello della lotta. Sappiamo benissimo che i regali non esistono, ogni conquista dovremo strapparla con i denti e non sarà che un piccolo ulteriore passo per l’edificazione di un modello sociale dove non esistano più differenze tra pochi e tanti. Siamo con chi lotta per la dignità e i diritti in ogni luogo, proprio giovedì alcuni facchini della logistica Granarolo di Bologna sono stati attaccati dalla Polizia, caricati, menati e due di loro anche arrestati. La loro colpa lottare per il reintegro sul posto di lavoro di 51 lavoratori licenziati per avere scioperato a fronte di condizioni di sfruttamento al limite della schiavitù. Noi stiamo con loro.

La nostra disperazione si sta trasformando in rabbia, ci stiamo organizzando, ogni giorno nuovi compagni si uniscono a noi.

UNITI SI VINCE!

Comitato disoccupati e precari

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