Ikea di Piacenza: scene di ordinaria repressione

Da ormai tre anni come compagni del collettivo la Sciloria partecipiamo attivamente al coordinamento in sostegno alle cooperative in lotta. Convinti che oggi sia assolutamente necessario sostenere questi lavoratori che portano conflitto in un settore lavorativo strategico per il capitalismo italiano e europeo più in generale solidarizziamo e scendiamo in lotta a fianco di questi lavoratori ogni volta che si apre un nuovo fronte di quello che in questa fase rappresenta per il conflitto capitale/lavoro un avanguardia, pur rimanendo relegato nel campo della lotta tradunionista.

Dal 17 di ottobre i lavoratori, in maggioranza egiziani e nord africani sono in lotta per ottenere i diritti basilari per ogni lavoratore, il rispetto del CCNL, una distribuzione equa delle ore di lavoro e la cessazione del caporalato. Insomma per portare diritti in un settore che grazie al proliferare di cooperative alle cui spalle spesso si ingrassano le mafie oggi è volutamente lasciato a condizioni di schiavitù ottocentesche. I sindacati confederali sono complici di questa situazione dove sono forti anche gli interessi dei partiti a loro vicini, come in passato abbiamo più volte verificato. Destra e sinistra parlamentare si spartiscono equamente questa torta di profitti e interessi politici basati sullo sfruttamento.

I 12 più combattivi hanno per questo ricevuto il licenziamento dal consorzio CGS: il metodo Marchionne per chi “frequenta” questi ambienti è applicato ormai da anni, come in questo caso, con la violenza. Da parte di tanti “democratici” non rileviamo però le stesse reazioni scandalizzate!

Seppure in modo succinto questi sono i motivi per i quali anche ieri eravamo presenti ai magazzini Ikea di Piacenza fin dalle prime ore del mattino, di seguito una cronaca della giornata:

Arriviamo nella zona industriale della città emiliana alle 6 del mattino, la nebbia ricopre tutto, il paesaggio autunnale si fonde perfettamente con il cemento di questi luoghi completamente asserviti ai colossi della grande distribuzione dove non esiste alcun tipo di servizio. Solo chi subisce il lavoro di facchinaggio per 10 ore al giorno conosce questi posti, nessun altro ci viene, non ce n’è motivo.

Il magazzino Ikea è un gigante impiantato in mezzo al nulla circondato solo da strade e autostrade. Appena arrivati ci viene comunicato dai compagni che i cancelli da presidiare sono 4 e distano 1 kilometro uno dall’altro. Ci fermiamo al cancello 2, quello che sembra più sguarnito, la situazione rimane assolutamente tranquilla fino alle 8 e mezza del mattino, quando a sirene spiegate e ad alta velocità sopraggiungono 6 volanti che rischiano di investire qualche compagno. Dietro le volanti ci sono 2 pullman carichi di crumiri. Il blitz è rapidissimo, noi ci sediamo davanti al cancello, da una volante scende un picchiatore di professione, con al collo una medaglia nazista, che interviene a ginocchiate sulla faccia dei lavoratori in terra. Alcuni di noi vengono trascinati ai lati con le maniere forti, i pullman entrano e il picchiatore, insieme agli altri sgherri, torna al cancello 9 dove nel frattempo sono cominciate le cariche sui lavoratori che stanno esercitando resistenza passiva in sit-in davanti al cancello per bloccare i camion in entrata e in uscita. I compagni e i lavoratori resistono con grande determinazione e in seguito alle botte ricevute alcuni di loro rimango feriti in terra e vengono trasportati al pronto soccorso dell’ospedale di Piacenza. Il picchetto tiene, da dentro giunge la notizia che i lavoratori entrati con i pullman di fronte alla barbarie poliziesca decidono di solidarizzare con il picchetto e di raggiungere i lavoratori all’esterno. Sorpresi dalla solidarietà di classe i padroni e gli sgherri della polizia intimano loro di non uscire. A questo punto la rabbia dei manifestanti sale, si riforma il sit-in davanti al cancello. Verso mezzogiorno arriva il sindaco Paolo Dosi insieme all’assessore del lavoro Rabuffi, paradossalmente, come se nulla fosse già successo, il sindaco chiede al picchetto di sciogliersi, per ripristinare la “legalità”. Strano il concetto di legalità di questi politicanti…

I lavoratori, sostenuti dai compagni della GLS e TNT di Piacenza, dagli studenti e dal coordinamento di lotta delle cooperative decidono di non piegarsi a questi ricatti e chiedono di incontrare i lavoratori all’interno. A questo punto partono le cariche più violente, veniamo trascinati in terra e bastonati, siamo costretti a retrocedere. Piovono alcuni lacrimogeni CS, la polizia avanza e ci costringe a raggrupparci tutti in un prato adiacente dove facciamo assemblea in una situazione che continua ad essere militarizzata. Viene deciso quindi di spostarsi all’ospedale dove la polizia ha già identificato i lavoratori per evitare con la presenza militante arresti repressivi. Alle tre c’è poi stato l’incontro tra azienda, cooperative e rappresentanti sindacali.

Se da una parte la lotta di ieri ha portato i vertici delle cooperative a proporre il reintegro momentaneo dei licenziati, dall’altro si denota ancora l’intento di Ikea di dividere il fronte dei lavoratori: 4 facchini sarebbero infatti spostati su un altro appalto della stessa coop. probabilmente a condizioni di maggior sfruttamento e soprattutto isolati dagli altri compagni. Davanti a questo ennesimo ricatto, lavoratori e Si Cobas hanno deciso di lanciare per Mercoledi una giornata di sciopero del polo logistico emiliano (TNT, GLS, etc.), per dare così un ulteriore dimostrazione di unità operaia. Alle 18 un corteo al quale invitiamo a partecipare sfilerà per le vie del centro di Piacenza.

E’ infatti ormai chiaro che solo altri proletari che vivono quotidianamente le stesse condizioni materiali di sfruttamento e di vita possono dare solidarietà reale a questi lavoratori. Di certo non ci possiamo aspettare nessun regalo da padroni o istituzioni, sappiamo benissimo qual’è il loro ruolo in questa società, ma sappiamo altrettanto bene che solo attraverso queste lotte si potrà superare questo sistema dove pochi accumulano profitti sul lavoro, il sangue e il sudore di tanti.

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