DAL QUADRARO A PARABIAGO

Pubblichiamo il comunicato del: GLF-GRUPPO DI LAVORO FEMMINISTA-ROMA in merito alla vicenda dell’arresto del  Maresciallo di Parabiago Gatto 

“Stavo a Pleasanton dove le perquisizioni corporali effettuate da
maschi eranola regola…………… era una cosa da far accapponare la pelle.” Laura Withehorn, detenuta politica- carcere di Pleasanton(USA).                                                                                                        

Il comandante dei carabinieri della stazione di Parabiago è stato arrestato per avere abusato in caserma per due giorni di una ragazza diciannovenne,in Italia da poco,proveniente dalla Polonia, che era stata arrestata per aver rubato dei giochi elettronici in un centro commerciale. E lei,appena libera, lo ha denunciato.

Le indagini hanno appurato altri sei episodi nei confronti di altrettante donne da parte dello stesso individuo. Non solo, ma ce ne sono altre quattro che hanno subito abusi sessuali da quest’uomo alla fine degli anni ’90.

Noi tutte sappiamo benissimo che la violenza sulle donne è maschile , che è il prodotto della configurazione patriarcale della società, che è trasversale, attraversa i tempi storici e le classi, che quella agita in famiglia e da parenti e affini è un sommerso vastissimo di cui affiorano soltanto gli episodi  più eclatanti, ma quella agita su donne in condizione di dipendenza fisica e/o psicologica, ristrette nelle carceri , nei Cie , nelle camere di sicurezza e assoggettate a figure istituzionali, alla mercè di chi le tiene ristrette è una violenza particolarmente odiosa.

Il primo dato che emerge da questa storia è che queste vicende andavano avanti da almeno vent’anni.
Possibile che nella stazione in questione nessuno/a si sia accorto/a mai di niente? E’ difficile da credere.

Ma, riguardo alla cecità, c’è un precedente famoso. Poliziotti della
questura di Bologna hanno fatto per anni ogni forma di violenza, all’interno della struttura, a piccoli spacciatori e tossicodipendenti.
La vicenda è uscita fuori quando gli stessi sono stati arrestati perchè erano i componenti della famigerata “Uno bianca”.
Come allora, se qualcuno, che poteva aver visto e saputo, avesse fatto la dovuta e doverosa denuncia, tante vittime della banda della “Uno bianca” non sarebbero state uccise, così in questa occasione le donne che hanno subito violenza sessuale, l’avrebbero evitata.

I media, nel riportare la notizia, hanno sottolineato che la ragazza è
polacca (già,si sa, le polacche sarebbero tutte “facili”…), che
un’altra è una prostituta rumena ( la violenza è forse meno grave? ), che un’altra
ancora è una ex prostituta ( beh! evidentemente “il marchio”
l’accompagnerà tutta la vita! ).
Siamo alle solite, ci sono le donne di serie A e quelle di serie B.
Allo stesso tempo, abbiamo la conferma che nessuna è al riparo perchè delle altre tre, una era andata in caserma per un problema di patente, le altre due per una denuncia.

Ma ritorniamo all’ultima vittima che è una ragazza polacca e alla
prostituta rumena.

Un giorno dovremo fare i conti con il dolore e le violenze subite dalle popolazioni dell’Est europeo in seguito alla caduta dei loro sistemi a
capitalismo di Stato, caduta prodotta dai paesi occidentali su mandato delle multinazionali, nell’espansione cannibalesca del capitalismo privato.

Ma una cosa è importante per noi femministe, ogni volta che viene agita violenza su una donna, oltre alla sacrosanta e doverosa condanna
dell’individuo : indagare le ragioni che hanno provocato questo nell’ambito specifico in cui è successo e nella configurazione di questa società, per poter cercare, per quanto possibile, di scardinare meccanismi e di evitare il ripetersi.

E, in questo caso,si dovrebbe cominciare col togliere “l’extra
territorialità” alle celle di sicurezza dei tribunali, alle stazioni dei carabinieri, ai
commissariati.
Nei limiti in cui è possibile, in una società come la nostra,che si basa
sullo sfruttamento dei più, e, perciò, sul ruolo delle polizie per il
mantenimento della struttura di potere, si dovrebbe ridimensionare la polizia di stato,in numero e costi, riportare i carabinieri al ruolo di polizia militare ( del cambiamento dello status giuridico dei carabinieri dobbiamo dire grazie al governo D’Alema!), ricondurre la guardia di finanza al suo ruolo istituzionale  che non è quello della repressione delle manifestazioni di piazza, così come riportare i vigili urbani al traffico e non certo alla gestione dell’ordine pubblico!

Come femministe dobbiamo contribuire a svelare il ruolo delle forze di polizia perchè quello principale è il controllo e la persecuzionedei/delle dissidenti e delle/dei non omologate/i e, per questo , hanno protezione ed immunità.
L’immunità e l’impunità di cui si sentono forti sono dovute al loro
sempre maggiore peso in una società sempre più ingiusta e colma di sperequazioni sociali.

E si dovrebbe continuare togliendo lo stigma a tanti reati di necessità,di povertà e di disagio, anche perchè sappiamo che il prezzo più alto lopagano sempre le donne.
Il direttore del centro commerciale in questione, come il direttore
dell’Oviesse di Roma , nella vicenda della donna violentata nella
caserma del Quadraro, hanno entrambi denunciato le due donne ai carabinieri, facendo una scelta consapevole e diventando così corresponsabili morali di quello che è successo, perchè sappiamo con certezza che non tutti si regolano così.

I furti nei grandi magazzini e similari, ci sono sempre stati, ma, una
volta, si risolvevano con una ramanzina, con la restituzione della merce e la diffida a non entrare più nell’esercizio. Oggi, ad onta del
“buonismo” e della tanto sbandierata convivenza civile (o magari proprio per questa?) la prassi consolidata di non denunciare i piccoli furti sta venendo sempre meno.

E ancora, bisognerebbe smetterla con la presunta “superiorità
occidentale” veicolata con le guerre umanitarie che alimentano il razzismo di chi si sente in situazioni di potere e,comunque , si percepisce come superiore e si permette di usare impunemente violenza nei confronti di chi viene presentata/o dalla società e percepita/o come inferiore e diversa/o.Una polacca ,una rumena sono sempre “nere” e,
comunque”donne”.

Una nota a margine, ma importante.

Il soggetto in questione ha perquisito personalmente la povera ragazza polacca, nonostante in Italia sia vietato. Chissà, forse è un antesignano, spera che in Italia venga introdotto quello che negli USA è permesso e fatto abitualmente: la perquisizione personale di agenti di sesso maschile nei confronti di detenute donne.
A questo proposito,donne e lesbiche ristrette nelle carceri americane hanno gridato invano la violenza che subivano ogni volta che venivano perquisite personalmente da uomini e il sadismo con cui questi lo facevano quando sapevano che erano lesbiche.

Nel silenzio più totale delle organizzazioni umanitarie statunitensi che pure danno la patente a tutto e a tutti e di tante,troppe, femministe in quel paese.

La misura dell’imbarbarimento della società borghese, fermo restando che non ci appartiene , è dimostrato da un fatto simile accaduto negli anni’70: quando una turista straniera fu violentata da tre carabinieri a cui aveva chiesto un’informazione nella stazione in cui lavoravano, Indro Montanelli, cheera l’opinionista borghese per eccellenza, scrisse un articolo di fuoco,chiedendo l’immediata espulsione dall’arma dei tre soggetti, cosa che,certamente non solo per questo,fu eseguita immediatamente.

Oggi, tanti giornali neanche ne parlano e, quei pochi che lo fanno, la
presentano come una normale notizia di cronaca, sia pure deplorevole. Ma non è così. E’ lo specchio di questa società.

Cie, guerre umanitarie, violenze nelle caserme, impennata della repressione con decine di arresti ogni settimana in tante città italiane e relative
pesanti condanne ,sono tutti aspetti correlati tra loro.

E’ in questo contesto che va letto l’aumento dei femminicidi e
delle violenze di genere.

“Io amo le donne e sono davvero convinta che noi dobbiamo essere
completamente
libere di sviluppare tutte le nostre potenzialità senza alcun divieto. E
dal
momento in cui io ho preso coscienza della mia oppressione sia come donna
che
come lesbica, credo di avere una reale possibilità di vincere.”

Linda Evans, detenuta politica- carcere di Lexington (USA)

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