IO L’8 SEMPRE.

Spesso si sente dire che il femminismo è morto. E per “femminismo” s’intende quel movimento che in Italia si sviluppò assieme all’onda della contestazione studentesca del ’68, mettendo in discussione il patriarcato e tutta una serie di valori e comportamenti sulla condizione femminile e il rapporto tra donna-uomo.

Nato nelle Università , questo movimento si espanse ovunque da nord a sud in lungo e in largo, diffondendosi tra i diversi livelli sociali , quelli più disubbidienti e quelli più ubbidienti , suscitando dissenso , opposizione e critica soprattutto negli ambienti più conservatori, nei quali ogni cambiamento può essere solo un male e ogni novità può nascondere solo che un pericolo.

A queste critiche, il movimento reagì molte volte in modo esasperato, come quando un gruppo di femministe fece irruzione nel Duomo di Milano gridando parolacce , con l’obbiettivo di colpire un simbolo , la Chiesa, che fra tutte le Istituzioni è sempre stata la più antifemminista , tanto da escluderla ancora tutt’ora dalla sua gerarchia. Tutto ciò avvenne nella prima parte degli anni ’70 e questo decennio fu definito il decennio della donna, mentre negli anni ‘ 80 si cominciò a parlare di “riflusso” dando per morto il femminismo giudicandolo come se fosse stato un incendio che alla fine non lascia che cenere.

Ma il movimento femminista non è morto, quello che viene definito riflusso è semplicemente una riflessione. Oggi non ci sono più determinati tipi di rivolta, perché raccogliamo i frutti di coloro che hanno lottato per noi per la parità dei diritti ,per la legge sull’aborto, per il divorzio ,per la maternità, per il lavoro extradomestico,per il superamento dei ruoli tradizionali.

Oggi le nostre lotte si concentrano verso la strumentalizzazione dei corpi, contro lo stalking la violenza psicologica, contro le violenze e gli stupri a cui si corre riparo attuando politiche securitarie xenofobe e razziste, puntando il dito contro gli stranieri, terrorizzandoci nel farci credere che il male sono loro , quando alla luce dei fatti le statistiche dichiarano che 3 stupri su 4 avvengono in un contesto famigliare.

 Violenza sempre più diffusa, come uno degli ultimi fatti di cronaca nera, pochi giorni fa a Roma, una donna di trent’anni , violentata, da uomini in divisa all’interno di una caserma durante un fermo, il tentativo è sempre quello di far passare per pazza la donna pur di tenere alto il loro “onore” , pur di conservare privilegi, pur di salvare la faccia dichiarando che la donna era consenziente… Tutto pur di togliere la credibilità ad una donna che lacera il conformismo dell’immagine istituzionale che ruota attorno al grave problema della violenza sulle donne….Ma la nostra sicurezza dove sta? A noi chi ci difende da loro? Le conosciamo già queste storie come vanno a finire, basta pensare a quanto accaduto a Joy , una donna Nigeriana che aveva denunciato di aver subito uno stupro nel CIE di Via Corelli a Milano …. in data 4 febbraio l’ispettore di polizia che tentò di stuprarla è stato assolto, un processo per calunnia attende ora Joy.

Oggi, Scendiamo in piazza per un altro tipo di emancipazione , lottiamo per riprenderci la dignità che ci è stata tolta anche da colui che governa il nostro Paese, attuando una politica fallocratica dove la donna è sempre messa ai margini e il cui porco obbiettivo è quello di ricondurre la donna nei ruoli tradizionali e di impedire di poterci gestire autonomamente ed interamente la nostra vita!

Colui, il proprietario di ben 3 delle maggiori emittenti televisive private nazionali , da oltre 40 anni impone con i suoi programmi televisivi un modello di donna “plasticato” ed erotico-commerciale , un oggetto di scambio, un oggetto di piacere per l’esclusivo piacere fisico dell’uomo , uomo spesso vuoto culturalmente e maschilista ,disponendo dell’immagine femminile come un asservimento del corpo nella società dello spettacolo.

Pretendiamo di riprenderci simbolicamente questa giornata per ri-affermare la nostra dignità, la nostra intelligenza, dimostrare che non siamo lavatrici con le tette e che non apparteniamo a quella concezione di donne imposto dalla cultura televisiva!

Scendiamo nelle piazze per riaffermare i nostri diritti giorno per giorno perché anche se qualcuna gli ha già conquistati per noi , c’è bisogno di continuare a lottare per tenerseli ben stretti!!!

A tutte le donne che lottano.

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10 Responses to IO L’8 SEMPRE.

  1. Anonimo says:

    SCENDIAMO NELLE PIAZZE PER RIAFFERMARE I NOSTRI DIRITTI!!!!
    Ora lo abbiamo scritto anche noi esplicitamente, almeno la smettete (G. a parte, grazie di aver capito!) di fare tutti la stessa critica sull’omissione di veemenze comuniste. Tra l’altro il perché dell’omissione è stata da noi spiegata chiaramente e abbondantemente. Mentre nessuno ci ha ancora spiegato come mai s’è menzionato nel post solo il “bunga bunga” e ci stupiamo di come abbiate potuto essere stati così “leggeri”, dato che siete sicuramente a conoscenza di quanto da noi citato e crediamo conveniate con noi che sono problematiche più rilevanti. Nonché essendo l’unico intervento fatto sulla questione femminile.

    Comunque Damiano, critichi i nostri toni sgarbati e scrivi che le nostre accuse sono stupide? Primo, fino ad ora abbiamo utilizzato un gergo appropriato. Secondo, non abbiamo fatto accuse al blog, ma abbiamo criticato l’articolo che a nostro avviso era scialbo e abbiamo suggerito argomenti che lo avrebbero reso meno copiato dai soliti articoli ad impronta antiberlusconiana degli ultimi mesi che si ritrovano ovunque (quindi altro che “…l’obbiettivo di questo strumento è proprio quello di far riflettere su alcuni argomenti, che spesso non vengono trattati in altre sedi…” cit. tuo commento)

    Infine Damiano, nel nostro post si parlava di lavoro e dei problemi che ogni giorno una donna lavoratrice deve affrontare, mentre, Minetti&company a parte, nessuna altra donna si alza pensando al bunga bunga party! (ciò non toglie il fatto che siamo contro la mercificazione del corpo femminile) Quindi non capiamo il tuo sottolineare, con tono di critica verso di noi, che per voi “il LAVORO a cui noi diamo piu’ importanza è quello fatto giorno per giorno nei quartieri, nelle fabbriche…”, forse non ti sei reso conto che con la nostra enunciazione dei principali problemi lavorativi delle donne, sei in linea con il nostro pensiero?!

    Miky.Sy

  2. G. says:

    a parte ke si sono firmate come se fossero 1 pacchetto di sigarette, hanno scritto 21 motivi e il post 1 sola…saranno 2 acide ma state facendo le pulci su un commento che non può esser messo a confronto del post!! siete maschi voi che rispondete e sicuramente lo sarà chi lo ha scritto…

  3. Damiano says:

    Ben vengano gli approfondimenti di questo tipo che servono a conoscere nel dettaglio, sia dal punto di vista legislativo che sociale, le discriminazioni e i continui disagi a cui devono sostare le donne nel “nostro paese”.

    Resto fermamente convinto pero’ che il vero problema alla base sia di tipo culturale ed è chiaro (anche se voi lo ritenete implicito, credo che sia sempre importante ben precisarlo) che il responsabile sia il sistema attuale (lasciando perdere il demente che ci governa).

    Penso comunque che sia necessaria una precisazione, perchè dai toni, credo che chi ha scritto il commento non abbia ben chiaro quale sia la vera finalita’ di questo BLOG.

    Nessuno di noi ha la presunzione di sentirsi portatore della totale conoscenza di tutte le questioni e quindi ringraziamo per le delucidazioni che hanno arricchito di contenuti il dibattito (onestamente facendo un ulteriore analisi mi verrebbe da dire che comunque mancherebbero ancora molti punti da affrontare), ma ritengo che le accuse fatte al BLOG siano perfettamente stupide, perchè l’obbiettivo di questo strumento è proprio quello di far riflettere su alcuni argomenti, che spesso non vengono trattati in altre sedi, partendo proprio da degli spunti.

    Mi piacerebbe che si riuscisse ad arrivare a situazioni simili anche su tutte le altre questioni che abbiamo affrontato (e che sicuramente meriterebbero di essere approfondite).

    Inoltre è necessario tenere presente che il LAVORO a cui noi diamo piu’ importanza è quello fatto giorno per giorno nei quartieri, nelle fabbriche, nelle scuole della nostra zona cercando di portare le nostre idee, le nostre proposte, le nostre battaglie nel tentativo di scuotere alcune coscienze.

    Quindi se siete interessate a contribuire ancora ai dibattiti che seguiremo in futuro, siete chiaramente invitaea a partecipare alle nostre riunioni che facciamo tutti i Martedi a Garbatola (per info collettivoltreilponte@yahoo.it)

  4. Anonimo says:

    M.S. non significa “movimento studentesco” anche se vi esortiamo caldamente ad andare a ripassare i vostri quaderni di 3^ elementare quando avreste dovuto apprendere come si fa la comprensione dei testi!
    Ma dato che il processo d’apprendimento potrebbe essere lungo lo facciamo noi.
    Il post suggerisce alle donne, anche con errori, di scendere in piazza con la sola motivazione dell’offesa arrecata da un Premier e qualche agente in divisa con eccesso di testosterone nel sangue.
    Il nostro commento è strutturato su un elenco di CONTENUTI DI MAGGIOR SPESSORE che integrano le motivazioni per le quali le donne si dovrebbero indignare. Non ci sentiamo in difetto per non avere addotto a soluzioni. Non le abbiamo aggiunte in quanto non volevamo ripetere i soliti slogan che sono già stati citati abbondantemente. Inoltre, l’analisi strutturale del sistema è implicita nell’elenco, sta a chi legge coglierla. Abbiamo criticato il regime di welfare e la condizione della donna in bilico tra lavoro retribuito e di cura…cosa dovevamo fare? Ripetere a pappagallo ciò che Friedrich Engels scrisse ne “L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello stato?” Essendo stato scritto 1884 e altri dopo di lui ne hanno parlato e stra-parlato diamo per scontata l’assimilazione dei concetti di base e suggeriamo motivazioni congiunturali per criticare un sistema che a livello teorico è già stato smantellato abbondantemente nella sua struttura.
    Continuare a ribadire che il sistema non piace su un blog di questo tipo, a noi sembra roboante e ridondante dato che la cosa è implicita!

    Miky.Sy

  5. Davide says:

    Credo che il Post non doveva essere di Analisi, ma di semplice denuncia della situazione… Certo mancano sicuramente alcune parti, ma come mancano anche nel vostro commento.
    Anzi ritengo piu’ gravi le mancanze di analisi nel commento che vuole essere tale.

    Fare lista senza mettere in discussione la società capitalista basata sulla proprietà privata nel quale la donna ne paga maggiormente le conseguenze ,diventa un’analisi vuota di contenuti.

    ps. ma M.S. vuol dire movimento studenti?

    In ogni caso mi fa piacere che si sia aperto un dibattito.

  6. Graziano says:

    Per M.S. Brave! una bella analisi, interessante, complimenti!

  7. Anonimo says:

    non crediamo che il post fosse di impronta rivoluzionaria e alla richiesta di mobilitazione per chiedere diritti…be…a qualcuno bisognerà pur chiederli! abbiano elencato quelle che a nostro avviso sono le disfunzioni nell’attuale sistema e che danno un senso costruttivo a questa ricorrenza.
    Non traspare inoltre nessuna fiducia nelle istituzioni anzi, siamo state molto critiche!!!

    M.S.

  8. La Sciloria says:

    L’ultimo commento era in risposta a quello di M.S. 😉

  9. La Sciloria says:

    Sostanzialmente sono d’accordo con la vostra analisi che trovo molto approfondita sulle mancanze culturali e legislative in Italia. Da comunista penso però che diate troppa fiducia allo stato borghese e alla sua possibilità/capacità effettiva di produrre un diritto veramente equo sottolineando poco le differenze di classe che contraddistinguono la nostra società e quindi in primis le donne, vere proletarie nella loro condizione troppo spesso subordinata all’uomo. In questo senso Engels scriveva 140 anni fa, proprio per i limiti che vengono posti alla libertà della donna e che voi citate correttamente, che la famiglia nella società capitalistica si basa sulla schiavitù della donna nei confronti dell’uomo.
    La realtà è che questo modello politico, economico, sociale e culturale ha dimostrato lungamente la sua incapacità di proporci una vita veramente libera e felice in cui lo sfruttamento di uomini e donne lavoratori e lavoratrici sia cancellato.
    Grazie per l’analisi!

  10. Anonimo says:

    Sottolineando la nostra solidarietà alla lotta contro la mercificazione del corpo femminile che ci viene propinata quotidianamente dai mass media (forse troppo concentrati sull’ormone impazzito del Premier), e premettendo di essere contro ogni forma di violenza sui corpi, intollerabile negli stati moderni, vogliamo prendere le distanze da quanto scritto nel post soprastante.
    La festa della donna trova le sue origini l’8 marzo 1908 quando un gruppo di operaie di un’industria tessile sciopera per protestare contro le terrificanti condizioni di lavoro, e 129 di loro moriranno al divampare di un incendio all’interno della fabbrica.
    Riteniamo quindi l’intervento alquanto “facilone” e non adatto alla ricorrenza dal momento che non si fa un minimo cenno alla condizione femminile nell’ambito politico e lavorativo.
    Concentrare gran parte del dibattito intorno all’argomento” bunga-bunga” dando importanza a quattro cretine che sgambettano alla Corte del Sire, è il modo migliore per sminuire e sviare i VERI problemi che incontrano quotidianamente milioni di donne nel nostro paese e non solo.
    Del resto sono gli stessi discorsi che da mesi e mesi ci vengono proposti dalle opposizioni e, a nostro avviso, sottolineano la pochezza della capacità politica della sinistra istituzionale quindi per favore evitiamo di riproporre le stesse cose anche qua!
    Vista l’occasione era di fondamentale importanza approfondire argomenti diversi.
    Premettiamo di usare il termine famiglia nel senso lato.
    Innanzitutto un’analisi che si rispetti non parte dalla citazione degli ultimi scandali, per metà degni dei migliori giornali di gossip, ma dal rapporto intercorrente tra welfare e il concetto di defamilizzazione. Quest’ultimo designa la misura in cui le politiche sociali agiscono alleviando la dipendenza dell’individuo dalla famiglia per avere o mantenere il benessere socialmente riconosciuto come accettabile. In Italia è bassa/inesistente!
    Riteniamo fosse doveroso ricordare come l’attuale governo ha approvato la legge di stabilità 2011 (ex legge finanziaria) cancellando i fondi per la non autosufficienza e per l’infanzia. Ciò che offende la donna-madre-figlia-lavoratrice è l’azzeramento di risorse rivolte ad alcune politiche sociali, cosa che porta a far ricadere ancor più il carico del lavoro di cura dei genitori anziani e dei figli e all’allontanamento dal lavoro remunerato.
    Riteniamo inoltre che si sarebbe dovuto parlare dello scarso uso e dell’inesistente incentivo dei congedi parentali e di paternità.
    Che il documento Italia 2020, stilato dai ministri Carfagna e Sacconi sul programma di azioni per l’inclusione delle donne nel mercato del lavoro è a nostro avviso soddisfacente nella sua prima parte dove si delineano gli intenti, ma più che deludente nella seconda dove si sarebbero dovute addurre proposte e gli impegni delle istituzioni. I ministri sono del parere che ci dobbiamo affidare al patto intergenerazionale, ovvero chiedere aiuto economico ai nostri genitori per far fronte alle spese di cura e sostentamento della nostra famiglia (sperando che non siano non-autosufficienti e/o cassaintegrati).
    Che l’equiparazione dell’età pensionabile delle donne nella pubblica amministrazione solleva altre questioni:
    1) la futura necessità di equiparare anche le donne del settore privato
    2) correzione che sebbene porti eguaglianza tra uomini e donne, nei fatti è un intervento peggiorativo perché fatto senza sviluppo dei servizi alle famiglie
    3) a fine anno partirà il primo scalone, con problemi legati all’accesso con riferimento alle finestre mobili, e permetterà di risparmiare 1 miliardo e mezzo di euro!!!!!!!! Peccato che si parli solo di come il bunga-bunga offenda le donne e non in che modo questi soldi verranno investiti dato che si parla solo superficialmente di investimenti per gli anziani non-autosufficienti (problematiche legate alle aziende ospedaliere e servizi ai soggetti non autosufficienti).
    Che siamo lontani dal raggiungere le quote di copertura degli asili nido sottoscritti nel trattato di Lisbona.
    Che esiste una sproporzione tra l’ammontare delle risorse impiegate per le pensioni (assorbono più della metà delle risorse, nonostante il basso livello degli assegni) e quelle impiegate per le politiche di lavoro e comparto assistenziale specialmente per disoccupazione, politiche alla famiglia, esclusione sociale, praticamente nulle. Lo sforzo italiano è della metà rispetto a quello della media europea. Qui possiamo far rientrare i problemi dei/delle migranti e il fenomeno delle mamme sole che è in aumento, si pensi che per pagare i tassi d’interesse per rispettare i canoni del trattato di Maastricht l’Italia spende il 5% del Pil, quando ne basterebbe lo 0,2% per introdurre assegni universalistici per la povertà.
    Che la segregazione orizzontale porta alla femminilizzazione di alcune professioni (insegnanti delle scuole primarie, infermiere…). Qui la mortificazione della donna che paga il peso dello stigma sociale e per queste professioni si hanno retribuzioni inferiori rispetto ad occupazioni dove c’è più variabilità di genere nel personale.
    Che è’ umiliante la richiesta del test di gravidanza al momento dell’assunzione nonostante l’illegittimità della cosa o si introducano clausole nulle sul licenziamento in caso di gravidanza.
    Che sarebbe il caso di discutere su come i sindacalisti reputino una vittoria aver messo a part-time tutte le donne per risolvere problemi di costi aziendali senza indagare caso x caso le necessità dei lavoratori, ma presupponendo che alle donne spetti la diminuzione di orario e salario.
    Altrettanto doveroso sarebbe una critica su come gli scatti d’anzianità siano uno strumento che avvantaggi gli uomini.
    E ancora, un welfare basato su trasferimenti monetari (per giunta scarsi) che incentiva la fuoriuscita dal mercato del lavoro delle donne per non perdere i vantaggi dei sussidi.
    Riflettiamo su come nel resto d’Europa al maggiore tasso di occupazione femminile nel mercato del lavoro corrisponda un tasso di fertilità alto, mentre la situazione italiana è drammatica. Nel nostro paese si riscontra un tasso di occupazione femminile basso accompagnato da un tasso di natalità basso e ciò che ci mantiene al pari col tasso di sostituzione naturale sono i figli dei migranti. Le donne italiane non scelgono di non avere figli, infatti dichiarano di volerne 2 o 3 ma a causa delle condizioni economiche non hanno la possibilità di farlo.
    Avrebbero poi dovuto trovare spazio ulteriori discussioni:
    Il gender-pay-gap (differenziale salariale di genere) sussiste ancora.
    Le donne mediamente hanno un livello d’istruzione superiore a quello maschile e quindi la loro sottoremunerazione, sottoqualificazione e sottoccupazione è ancora più ingiusta e immotivata.
    Vengono ancora pubblicati annunci trova-lavoro riferiti espressamente al sesso maschile.
    Le politiche sociali ricalcano l’idea del modello male-breadwinner (uomo procacciatore di reddito principale/donna occupata nel lavoro di cura o al massimo secondo percettore di reddito).
    Non esiste la formazione continua rendendo difficile il ritorno al lavoro remunerato dopo un congedo di maternità lungo.
    C’è difficoltà a concedere i part-time e alla loro reversibilità.
    Non viene utilizzato in modo diffuso e capillare il gender-mainstreaming come auspicato dall’Onu più di 10 anni fa.
    Il numero di donne che ricoprono le massime cariche istituzionali e alle dirigenze aziendali (incentiverebbero le politiche di genere) è ancora esiguo.
    Il Ministero delle Pari Opportunità è considerato di secondaria importanza essendo senza portafoglio.
    Ricordiamo anche la poca cura messa dal legislatore italiano nel testo della legge con cui si è recepito il diritto antidiscriminatorio comunitario.
    Sicuramente ci saremo dimenticate qualche cosa e ce ne scusiamo, ma la lista di ciò che si sarebbe dovuto ricordare e non si è fatto nell’intervento sopraesposto è davvero lunga e non sta a noi dover scrivere pippottoni.

    M.S.

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